Klinefelter, "Vividilividi" e il rock post-tutto


I Klinefelter sono quattro bei ragazzi della provincia di Torino che negli ultimi quindici anni hanno realizzato demo e due dischi dai suoni post-atomici (in memoria di un vagare bucolico in campi di pannocchie), rassegnati e rabbiosi, ma con una consapevole e urgente vitalità.
Fino al 2015 i suoni della band hanno percorso, senza troppi complimenti, sentieri dagli umori punk e grunge (con ruvidezza cobainiana tale da convincerli a costruire un progetto parallelo, i Silvana, filologicamente ispirato al trio di Seattle).
La band ha sempre cantato le sue metriche in un rabbioso inglese ma ad aprile del 2016 i Klinefelter, rendendo ancora una volta omaggio alla confusione cromosomica insita nel nome (ma che di confuso nel loro sound ha ben poco se si ascolta la nettezza delle traiettorie rock, delle acide visioni psichedeliche), decidono di scrivere un disco in italiano. Questo è argomento su cui emergono divertenti e funzionali (allo showbiz!) dissapori tra i componenti della band.

Il “prodotto” di questa fase si intitola “Vividilividi” e in rilievo sono i lividi lasciati dal disco di questi quattro capitani coraggiosi del rock'n'roll post-tutto.Con queste premesse, quando alle nostre orecchie giungono i versi della prima canzone del disco, “Non c'è modo”, facciamo un salto sul posto, o sul divano o sulla tazza del water. “Solo guardandoti negli occhi scopro chi sono/oggi il cielo è triste e chiede perdono” e ci chiediamo se i Klinefelter si sono bevuti il cervello, o si sono arresi anche loro alla melassa pop. E giù di insulti.

Invece no. Basta lasciar andare il play di “Non c'è modo” per riconoscere il ruggito dei Kline, il fuoco delle chitarre e il loro approccio “agonistico” al rock. Sound ruvido, brano malinconico, solitario e chitarre fluviali, lancinanti, piene.“E' stato niente” rimane apparentemente in un solco melanconico ma è affilato, vibrante, con echi di Verdena, … A toys orchestra... La voce di Claudio Pisciottano riemerge a cucire una melodia decisa grazie al gioco di fino della chitarra di Giuseppe Cavuoto. Brano falsamente sentimentale: basta guardare il video, racconto di una livida e tarantiniana violenza domestica. 
Mr Kline ha “due biglietti per andare sulla luna”. Basta non aver paura e salire in groppa al “Cavalcheride”. Un cavallo che ride? Un linguistico gioco di anglo-italiano? Di certo una cavalcata dai suoni stoner che, nella parte centrale, ci ricordano che i nostri quattro capitani coraggiosi di musica ne hanno ascoltata, assorbita, metabolizzata (vengono alla mente alcuni riff di stampo Kyuss, Nebula, Fu Manchu...).Alla traccia numero quattro la temperatura sale ancora e l'elettrica potenza lascia poco respiro e racconta di una metafora felina che appartiene a tutti noi. E quel “Miao miao” è perfetto da cantare con il pubblico.

La chitarra che apre il brano con toni determinati, precisi, chirurgici ci porta in uno spazio dove non riconoscersi è patetico e un po' triste. Non siamo forse noi (o vorremmo essere noi) quei “gatti che si amano poi/Si baciano, si leccano e poi/Lo fanno anche davanti a noi”? Quei “gatti che si odiano, si graffiano e si mordono e poi, pensiamo sia la fine ma poi, fanno la pace un po' come noi” siamo noi con le nostre frustrazioni, i nostri desideri di vita senza convenzioni, fino al liberatorio “Né schiavo né padrone ha, né stato né religione ha”...

La linea principale della chitarra di Giuseppe Cavuoto è precisa, instancabile, ostinata e non lascia respiro, mentre Alessandro Guccione (batteria), Simone Franco (basso) e Claudio tengono alto il livello di un brano che si candida senza dubbio a scaldare parecchio i futuri live.Narcotico l'attacco di “Cantami Ninna Nanna”, brano circolare e acido che dice molto della capacità dei Klinefelter di trattenere e dominare la furia del loro sound. Un brano lisergico in cui girano armonici gli arpeggi e la sezione ritmica è solida e leggera. Visioni adulte per una ninna nanna ben orchestrata e avvolgente.E' tempo di “Barbie-turici”, il primo dei due brani più politici del lavoro dei Klinefelter.

Quella chitarra sincopata che spinge un brano “senza scuse né perché” e che prelude a uno sviluppo sonoro che richiama tante cavalcate desertiche (i primi Queens of the stone age). Anche qui il suono è granitico, radicale e originale nel riproporre la ripetitività grunge delle melodie dichiarando un DNA e un debito di riconoscenza adulto e consapevole.Lo strumentale “barbieturico” è benzina pura e si lega magistralmente a “File di schiavi”, appello a non tenersi tutto dentro, a vivere i propri lividi, a non adattarsi, a non paragonarsi. “In fila per un caffé” (al bar o in una struttura per l'igiene mentale?) è l'immagine massificata di questo finale di disco lucido e impietoso. “Continua a fingere” l'appello a un teatro (il mondo) abitato da patetiche comparse.

Insomma, “Vividilividi” è una buona notizia per il mondo musicale. E i Klinefelter più tosti e coraggiosi di prima.

Klinefelter
  • Alessandro Guccione, batteria e cori
  • Simone Franco, basso e cori
  • Giuseppe Cavuoto, chitarra e cori
  • Claudio Pisciottano, voce e chitarra

Nati a Torino nel 2000 come trio, con chiare influenze grunge, dopo aver inciso diverse demo, decidono nel 2005 di inserire nella band un nuovo chitarrista col quale si definirà la formazione attuale.
Nel 2008 incidono "Do you...?", Ep autoprodotto.Nel 2010, grazie alla collaborazione con Elevator-Records e Goodfellas, esce "Throat", primo LP della band. E' un album summa di quanto avvenuto fino ad allora per i Klinefelter: rock, punk, grunge, amore, pazzia, rabbia, il tutto cantato in inglese... Attenzione particolare a pezzi come "I want you", singolo energetico, "The beginning of the end", ballata profonda e "Smile with you", del quale si può trovare un video sul web (https://www.youtube.com/watch?v=As-E-JpHPZ4 ).

L'8 aprile 2016 è uscito il nuovo lavoro dei Klinefelter, “Vividilividi” (registrato da Dave Turbino all'Officina Sonora di Torino, mix e supervisione di Vito Bertolo, masterizzato da Andrea Prato presso ZERO db mastering studio di Torino) secondo album ufficiale (https://klinefelter.bandcamp.com/releases ). Per la prima volta la band scrive in italiano, ma l'impronta rock psichedelica e abrasiva delle sue sonorità rimane intatta, anzi la restituisce più livida e lucida.

Il tutto è stato anticipato dalla pubblicazione del video/singolo dal titolo "E' stato niente" (https://www.youtube.com/watch?v=FueO2PKPhdM ).

di Francesco Piperis




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