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Intervista al rapper emergente Miura


Nome dell’artista: Miura

Città: Roma

Genere musicale: Rap – Hip Hop

INTERVISTA

01 – Chi è Miura e quando ha iniziato ad avvicinarsi al rap?
Gianmaria Aletti, in arte Miura (e in origine Routy Miura), è un rapper classe ’92, nato a Roma con una una spiccata passione per il rap e i cantautori italiani - in particolare Guccini e De Andrè - e un affetto particolare nei confronti del grandissimo Lucio Battisti, con il quale condivide il giorno della nascita, ovvero il 5 Marzo. Si avvicina al rap all’età di 13 anni, ascoltando e crescendo prevalentemente con Eminem. Nonostante quest’ultimo resti un punto fisso di riferimento e di grande ispirazione, Miura impara presto che il rap è bello perché è vario, ovvero proprio perché ci sono artisti i quali, attraverso le contaminazioni più impensabili, riescono a fare dei lavori straordinari.

02 – Come mai hai scelto il nome Miura? Ha un significato particolare? 
Innanzitutto Miura era (e credo sia ancora) un leggendario maestro di Karate, rinomato per la sua compattezza ed esplosività; essendo da sempre un appassionato di arte orientale in generale, dai film alle discipline marziali, mi riecheggiava nell’orecchio da sempre il suo nome. Inoltre ho scoperto che la mitica Lamborghini Miura, storica macchina degli anni ’60, aveva un difetto di fabbricazione per il quale spesso rischiava di bruciarsi nelle accensioni e durante le partenze: vista la mia tendenza a dare sempre il massimo fin da subito nelle cose, visto il mio buttarmi a capofitto in questa storia del rap, senza pensare a uno schema preciso da seguire, con il rischio dunque di bruciarmi prima ancora di iniziare “la gara”, non potevo che scegliere un nome del genere.

03 – Come nascono i tuoi brani? Cos’è che ti spinge a scrivere? 
Credo che l’ispirazione sia qualcosa di sublime e di doloroso al tempo stesso: è sublime perché la si trova solo a determinate altezze, come una bellissima stella alpina; è dolorosa perché si ha la netta consapevolezza che essa, per quanto intensa e sublime, sia destinata a nascondersi nuovamente agli occhi e al cuore di chi la cerca.   Il tema che maggiormente mi spinge a scrivere, o meglio il motivo principale per il quale sento il bisogno di scrivere, è l’angoscia di fronte a questa nostra esistenza: un’angoscia che definirei “sana” in quanto mi spinge ad interrogarmi su ciò che è davvero essenziale, o almeno su ciò che ritengo tale, lasciando sullo sfondo questioni secondarie.

04 – Quanti live hai fatto? 
Dare una cifra precisa, da quando ho iniziato ad adesso, sarebbe davvero difficile; contando le esibizioni, gli spettacoli e i live nei locali, credo intorno al centinaio.

05 – Qual è la performance che ricordi con maggior soddisfazione? 
Non ce n’è una in particolare. Ci sono quelle situazioni in cui hai davanti pochissime persone, magari anche solo una trentina, mi è capitato a Vicenza l’anno scorso, dove avviene la magia; è stato più un confronto che un concerto. Alla fine abbiamo discusso insieme i versi, le loro interpretazioni, le loro aspirazioni, i sogni e le paure per il futuro e, a conclusione, hanno voluto che risuonassi alcuni pezzi a cappella per assaporare meglio le strofe: sono state due ore magiche.

06 – Hai già inciso degli album? 
Ho inciso un Ep di esordio, “Il Giovane Routy Ep”, contenente 5 brani e il primo album che è uscito l’anno scorso, “Itaca”. Quest’ultimo è stato un lavoro che ha riscosso un consenso inaspettato, è stato scaricato da più di duemila persone, e mi ha permesso di girare l’Italia con live e spettacoli.

07 – Come vedi il panorama della musica emergente nella tua città?  
Molto spesso desolante, altre volte sbalorditivo. Dipende in chi ti imbatti. Credo che l’aspetto positivo del panorama di oggi risieda nella vastità dello stesso; ci sono tantissimi artisti rispetto a qualche anno fa. Il rovescio della medaglia, e dunque l’aspetto negativo, è che si fa fatica a trovare qualcosa di originale, capace di distinguersi dalla massa, che abbia un suono proprio e un concetto personale dietro ai suoi versi e alla sua musica.

08 – Quali obiettivi si pone Miura come artista? 
Crescere e migliorare sempre, come artista, ma soprattutto come persona. Riuscire ad esaltare quelle caratteristiche che spero possano rappresentare il mio modestissimo apporto di unicità al genere. Lasciare un segno, seppur quasi invisibile.

09 – Progetti futuri? 
Stiamo lavorando a vari singoli con i miei collaboratori. Ancora è tutto da stabilire, ma spero che presto riesca a far uscire qualcosa.

10 – C’è qualcos’altro che vuoi aggiungere? 
Un saluto a tutte le persone che mi seguono, a chi non mi segue e si è trovato qui per caso, e un ringraziamento speciale all’etichetta indipendente che mi sta seguendo, la Grave Sound.

 




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