Recensione presso la manifestazione "Anime di carta" alla Locanda blues


I Karman, rievocano un po’ l’atmosfera degli anni Ottanta, tranne nel caso dell’ultimo pezzo che hanno proposto “Radio Kabul“.
Qui si passa improvvisamente dal pop rock alle atmosfere arabesche ad una tonalità che va quasi a scontrarsi con il gypsy rock. Una canzone chiaramente vicina al mondo arabo, come Paolo Pietrini il cantante lo è.

Intervistato a fine esibizione da noi di RomaSuonaBene, Paolo ci racconta la sua passione per l’oriente e la cultura araba, materia dei suoi studi universitari anche. Da qui, in occasione della guerra in Afghanistan e della seconda guerra in Iraq, ha deciso di dire la sua… e dopo qualche tempo ne è nato questo fantastico pezzo, molto discostante dagli altri. Il nome Karman, non doveva essere il nome del gruppo all’inizio.
In effetti volevano chiamarsi “Charlemagne“(chiaro riferimento ad alle unità corazzate francesi composta da volontari della Wermacht durante la Seconda Guerra Mondiale), poi il cambio del nome. Non convinceva molto del resto, e poteva trarre in inganno.
In realtà con quel nome, non vi era nessun intento provocatorio i ragazzi volevano solo imitare la scelta di un gruppo di loro beniamini, ovvero i Joy Division, la cui origine del nome pare sia ispirata ai settori all’interno dei campi di prigionia tedeschi dove vi si trovavano prigioniere destinate all’intrattenimento con gli ufficiali e quindi alla prostituzione. Tuttavia a scanso di equivoci hanno ben pensato di cambiare nome.

httpromasuonabene20altervistaorgblogwp-contentuploads201404OK10jpgKarman









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