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Descrizione

data pubblicazione: 7 luglio 2020

durata: 14:39

 

Giulio Fassina - Vocals and Keyboards

Alessandro Emmi - Guitars

Sebastiano Leonida Bianco - Bass

Massimo Palmirotta - Drums

 

Mixed and mastered by Federico Bianchi

Recorded and edited by Simone Giorgi at Downtown Studios

Recorded by Riccardo Caprotti at Bureau Studios

Very special thanks to Paola Candeo and Mattia Caserini

 

I Kandma sono una band nata a Pavia nel 2010. In veste di quartetto, nel 2013 pubblicano il loro debutto “Demur”, proponendo un mix dai toni piuttosto cupi di alternative rock, ambient e trip hop. Dopo diversi anni di pausa, decidono di riprendere il filo del discorso artistico nel 2017, quando si ritrovano tre elementi della vecchia formazione, senza più un batterista. La scelta di dedicarsi alla scrittura di nuovo materiale fra le mura di un appartamento al terzo piano, anziché fra quelle della sala prove, spinge una già pianificata virata stilistica verso un sound ancora più morbido, intimo ed espressivo, abbandonando i lunghi mantra sonori degli esordi per approfondire, invece, la forma canzone. Dopo alcune sessioni in studio con il batterista Massimo Palmirotta, la band decide di scegliere alcuni pezzi fra quelli in lavorazione per raccoglierli nell’Ep “Hopeless Ballads”, pubblicato nel luglio del 2020. Il risultato sono quattro canzoni arrangiate con cura, che alludono al rock degli anni ’70, al soul e alla bossa nova, e che sono accomunate da un mood sottilmente ammaliante e a tratti ambiguo. Queste citazioni a sound lontani, nello spazio e nel tempo, si intrecciano con i significati dei testi, in cui serpeggia un costante riferimento alla distanza, sia fisica che figurata. Le canzoni attingono da diversi territori e suggestioni, mentre cercano di farli convivere in un sound misurato, ma comunque ricco di colori e sfumature. La stessa scelta del titolo riflette l’ambiguità di questa proposta: “Hopeless Ballads” descrive una raccolta di “tentativi senza speranza di scrivere delle ballads”, ma è anche un accenno all’animo più cupo e cinematico che pervade le composizioni.







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