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Descrizione

 

“Ciò che non devi sapere” è il frutto di una ricerca che unisce la musica alle scienze psicologiche, sociali e della comunicazione.

Si tratta di un concept album in 14 capitoli, complesso nella sua concezione ma facile per quanto riguarda la fruizione e l’ascolto. Racchiude in sé gli influssi del pop, del rock, della musica elettronica, del cantautorato, del rap, e del prog, con sonorità epiche e moderne al tempo stesso.

È un disco che mette in luce, basandosi sulle teorie psicologiche degli ultimi settant’anni, come la Scienza delle mente venga utilizzata, a vari livelli, per influenzare le persone, per dirigere le loro scelte e per tenere confinata la massa in taluni recinti prestabiliti.

La title track, “Ciò che non devi sapere”, ci introduce in questo percorso che è una sorta di discesa agli inferi. L’essere umano vive in una prigione senza sbarre nella misura in cui gli sono ignote certe dinamiche.

 

Luciano Nardozza “Ciò che non devi sapere” 2 di 6

Per neutralizzare ciò che limita le nostre scelte bisogna prima conoscerlo e la luce della consapevolezza è sufficiente per neutralizzare la pressione che le zone oscure della psiche individuale e collettiva esercitano sulla nostra interiorità.

Le successive 12 tracce affrontano nello specifico le varie tecniche di ingegneria sociale e di neuromarketing, con toni semplici, a volte scanzonati e sempre orecchiabili e universali.

“Unanimità”, per esempio, parla della pressione della massa sull’individuo, di come sia difficile andare controcorrente e mantenere un’opinione personale quando è a rischio il nostro senso di inclusione in un gruppo sociale.

Parla anche di come questo sentimento umano di volersi sentire parte di un gruppo venga utilizzato da chi fa pubblicità, da chi pianifica le campagne elettorali, da chi governa di volta in volta, al fine di indirizzare le opinioni e fabbricare consenso. È il caso del nazismo, per esempio, ma non solo.

Ogni volta che si compie una scelta perché “lo fanno tutti”, viene messo in moto questo meccanismo studiato a partire dal 1951 da Solomon Asch in psicologia sociale. Egli ci racconta proprio di come la pressione del gruppo venga esercitata sul singolo per fargli compiere determinate scelte, non importa quanto assurde queste possano essere (so che è giallo, ma se tutti dicono di vedere il blu, lo dico anch’io).

Il brano “Nemico Unico”, invece, racconta di una tecnica psicologica/ sociologica molto efficace per compattare la massa attorno a un’idea o a un prodotto: inventare un nemico esterno da combattere e su cui riversare il nostro odio latente.

Ci sono poi “Contropropaganda”, che tratta il tema della diffamazione e della distorsione delle informazioni per difendere un punto di vista specifico, “Contagio psichico”, brano sull’influsso dell’energia della massa sulla massa stessa (ancora più evidente nell’era dei social media) , manipolata ad arte in modo da generare un vero e proprio “contagio controllato” di idee.

 

Luciano Nardozza “Ciò che non devi sapere” 3 di 6

Negli altri brani si parla poi di tecniche di silenziamento (la nuova censura è l’infodemia, sommergere le persone di informazioni non verificabili), di costruzione ad arte di fatti e notizie, della “neolingua” in cui la parola guerra viene sostituita con missione di pace, in cui le opinioni e i credo vengono chiamate scienza e colui che si pone delle domande viene chiamato complottista ecc.

Un capitolo a parte merita “Overton”, brano che illustra la teoria dello studioso Joseph P. Overton su come si possa modificare l’atteggiamento dell’opinione pubblica riguardo a una qualsiasi idea.
Ci parla di persuasione delle masse e dei meccanismi grazie ai quali è possibile introdurre modi di essere e consuetudini non ancora accettati dalla società, manipolando la percezione che abbiamo delle cose.

Per questo motivo il disco presenta una novità assoluta nel panorama musicale italiano e internazionale: si presenta infatti come un vero e proprio manuale, basato su studi scientifici (oltre agli studiosi già citati, sono stati presi in considerazione, tra gli altri, i vari Philip Zimbardo, Stanley Milgram, Edward Bernays, Gustave Le Bon, Abraham Maslow, Robert Cialdini, Elisabeth Noelle-Neumann, David Phillips, Walter Lippmann e il filosofo italiano Gianluca Magi).

L’ultimo brano, “L’Antidoto”, che in un moto a spirale chiude l’album (con le sonorità che riprendono l’inizio del disco), ci indica la strada per uscire da questo gioco oscuro in modo semplice, ribaltando ciascuna delle tecniche di manipolazione.

Perché per quanto possiamo dare importanza a tutto ciò, in effetti, colui che si mettesse a cercare il buio con una torcia sempre accesa, non riuscirebbe mai a stringerlo tra le mani.
L’oscurità, sebbene verosimile, resterebbe solo l’inconsistente alone della consapevolezza.