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Intervisa ai "MONTREAL"

1. Iniziamo presentando la formazione.
 - Chi sono i componenti del gruppo?
 - Quando è nato il vostro gruppo?

I Montreal sono formati da Gianluca Marchionne (voce), Matteo Bassan (chitarre), Gianluca Filaci (tastiere/synth), Matteo Bassani (basso) e Alessio Sellitri (batteria), e con questo abbiamo fatto l’appello! La band è nata nell’aprile 2008 da un’idea di Matteo, il chitarrista, e i due Gianluca: volevamo provare a raccontare le nostre esperienze usando un sound che risentisse di varie influenze ma che fosse il più possibile personale ed originale.

2. Il nome del gruppo.
-  Come lo avete scelto?
-  Ha un significato particolare?
L’ha scelto Gianluca, il cantante, durante le prime prove del gruppo. Non ha un significato preciso – nessuno di noi, tra l’altro, è stato a Montreal – ma lo definiremmo un “luogo dell’anima”, un nome che evoca una sensazione d’indefinita malinconia. Il senso ultimo di “Montreal”, però, lo lasciamo all’interpretazione dell’ascoltatore.   

3. Parlateci del vostro repertorio:
- Fate canzoni vostre?
- Come nascono le vostre canzoni e cosa vi spinge a scriverle?
Sì, il nostro repertorio è formato quasi interamente da canzoni scritte da noi. Dalla seconda metà del 2009, dopo un inizio con testi in inglese, abbiamo fatto i primi esperimenti con la lingua italiana e abbiamo deciso di proseguire su questa strada. Le nostre canzoni nascono da uno spunto di uno di noi, può essere un riff, un giro di accordi o un suono particolare, che ci spinge a evolvere l’abbozzo di partenza fino al punto di poter guardare al brano in modo tridimensionale. I brani hanno storie diverse alle spalle, qualcuno è autobiografico, ma spesso usiamo metafore per raccontare un frammento di vita.

4. Che spazi utilizzate per le prove?
Suoniamo in diverse sale prove, in realtà ce n’è una che utilizziamo molto spesso ma siamo ancora in cerca di un nostro spazio dove poter sviluppare con calma le nostre idee.

5. Quale strumentazione utilizzate?
Cerchiamo di unire la strumentazione tipica del rock – basso, batteria, chitarra elettrica – con la profondità del sound elettronico fornito dal synth e dalle tastiere. È un’unione che ha sempre caratterizzato il nostro stile fin dall’inizio, e, anzi, nell’ultimo periodo sta trovando nuovi stimoli ad arricchirsi.

6. Parliamo dei vostri concerti:
- Avete fatto molti live?
Abbiamo alternato periodi d’intensa attività live – soprattutto nella fase iniziale – ad altri momenti in cui abbiamo preferito concentrarci sulla scrittura dei pezzi, come è successo negli ultimi mesi, dove ci siamo dedicati ad arrangiare e registrare i brani del nostro Ep d’esordio, insieme ai Velvet, nel loro studio Cosecomuni.

- Ci sono luoghi in cui suonate regolarmente?
Ci sono alcuni posti legati a ricordi particolari, penso al Contestaccio, teatro a dicembre 2011, di uno dei nostri migliori live, ma anche a pub meno famosi, ma non per questo meno calorosi, come un pub in zona Appia, l’Aran, in cui abbiamo dato vita a diverse serate importanti per la nostra crescita artistica.

- Preferite suonare all'aperto o al chiuso?
Di solito suoniamo al chiuso, all’aperto non sarebbe male suonare – perché no? - in uno stadio!

- Qual è la performance che ricordate con maggior piacere/soddisfazione?
Ce ne sono diverse, a livello emotivo una performance breve ma emozionante è stata la nostra partecipazione, nel gennaio 2010, alla serata al Piper di Roma dedicata a Valentina Giovagnini, cantante toscana classificatasi seconda a Sanremo Giovani 2002 e purtroppo scomparsa. Condividere il palco con artisti come Simone Cristicchi, Piotta e Massimo Di Cataldo, in un evento del genere, è stata un’esperienza davvero formativa.

7. Avete inciso un ep?
-  Lo avete registrati da indipendenti o con qualche etichetta?
Sì, abbiamo inciso il nostro Ep d’esordio, “Situazioni Momentanee Di Panico”, curando personalmente la produzione esecutiva e collaborando con i Velvet per la produzione artistica: un’opportunità notevole per poter iniziare a capire come funzionano le dinamiche dello studio di registrazione.

8. Come vedete il panorama della musica emergente nella vostra città?
-  E’ semplice trovare delle date? - C’è un adeguato ritorno economico?
Trovare date interessanti, con un minimo di ritorno economico che almeno gratifichi il musicista, non è facile. C’è la logica del “se ti faccio suonare, quante persone mi porti?” che trasforma gli aspiranti musicisti in promoter, il che non sarebbe neanche troppo male per fare esperienza di contatto con il pubblico, ma spesso e volentieri riduce enormemente la possibilità di dare spazio a chi vuole proporre qualcosa di inedito..

9. Vi siete posti degli obiettivi da raggiungere?
Obiettivi da raggiungere è difficile porseli nella vita di tutti i giorni, figuriamoci in musica, però, potendo sognare, vorremmo poter vivere della nostra musica, continuando a condividere con il pubblico quello che facciamo.

10. C'è qualcos'altro che volete aggiungere su di voi?
3 brani, 10 minuti, qualcosa di nuovo: ascoltate “Situazioni Momentanee di Panico”, potrà piacervi o disgustarvi, ma non vi lascerà indifferenti.





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