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Intervista a Fabio Poli

Intervista cortesemente raccolta dal giornalista Francesco Verni liberamente utilizzabile dagli operatori del settore.

Francesco Verni: Eccolo qua, ho in mano un disco intitolato “Capolavoro assoluto”. Da dove nascono le
canzoni di questo album?
Fabio Poli: “Tutto è partito dal precedente cd “Voglio fare il papaboy” che ha avuto il merito di farmi capire
come si dovessero fare realmente le canzoni. In un mare di mediocrità avevo voglia di scuotere un po’
questo sistema discografico moribondo con grossi dosi d’ironia unite a invettive politicamente scorrente.
Così, anziché recuperare canzoni tenute nel cassetto per anni che mi rappresentano sempre meno, mi sono
rimesso a scrivere nuove canzoni con una diversa consapevolezza”.

Quanto è durata la lavorazione del cd?
“Consideri che già ai primi del 2011 avevo in mano brani come “Bravi tutti” e “Kontokorrente”: è da lì che
sono partito. A dicembre ho presentato al mio staff una trentina di canzoni nuove e con quelle siamo
entrati in studio uscendone poche settimane fa con 11 pezzi che potessero coesistere in un discorso
coerente ma con una buona varietà di stili”.

Definirebbe “Capolavoro assoluto” è un concept album sull'oggi?
“Le canzoni trovano una loro ragione d’essere nell’oggi, un po’ com’era solito fare Rino Gaetano, rivalutato
a decenni di distanza. È inquietante constatare che quello che era attuale alla fine degli anni Settanta può
andare bene anche per descrivere la situazione odierna, basta cambiare due nomi: le problematiche sono
sempre le stesse. E nel frattempo si sono avvicendati tecnici, tuttologi, psicologi, imprenditori, “nani,
acrobati e stagisti”.

Sta citando una sua canzone?
“Il primo singolo, “Bravi tutti”, una lista di contraddizioni sociali con cui quotidianamente ci si scontra. Ma
potevo citarle anche “Scado a giugno” una canzone sul precariato e sulla dittatura degli anziani nel nostro
Paese, gente che non si stacca dalla poltrona nemmeno in “rigor mortis””.
Noto che non c'è, esplicitamente, nessuna canzone d’amore?
“Ci sono alcuni brani che possiamo definire, più che canoniche canzoni d’amore, brani esistenziali come “Mi
fa male”, “Canzone per Sara”, “P.S. Niente” e “Alla buona sorte”. Devo confessarle che in un periodo storico
come questo, credo che proporre una canzone d’amore nello stile di “ti amo ancora, ma tu non mi ami più”,
significhi buttare al vento una buona occasione” .

Questo è il primo disco ufficiale, dopo l'Ep “Voglio fare il papaboy”, ma alle spalla ha una storia
particolare...
“Al giorno d’oggi tutti i musicisti hanno una storia particolare, perché la discografia come poteva essere
negli anni ‘70/‘80, non esiste più. Chi arriva a pubblicare dei dischi, ci arriva probabilmente prima ancora
che per talento per una fortissima motivazione, investendo tempo e risorse nel suo progetto. Pertanto
anche la mia storia non racchiude in sé niente di scontato, nasco come chitarrista in una band liceale dove
suonavamo già canzoni mie. Successivamente mi sono vissuto l’ondata dei tributi facendo tantissimi
concerti, anche come cantante o bassista, ma senza mai abbandonare il mio mondo cantautorale, ben
consapevole che, al momento giusto, mi sarei preso i miei spazi. Una buona palestra. Poi fare un elenco
degli artisti con cui ho suonato non mi interessa, anche perché, pagando il cachet adeguato, ora come ora,
puoi andare a suonare con chiunque”.


In “Kontokorrente” canta: “anche il culo lo darei per andare al primo posto in hit parade”
“Faccio il verso al musicista indipendente, uno che venderebbe anche la propria madre pur di andare primo
in classifica ma che, non riuscendo ad emergere dal suo circoletto, si abbandona a rivendicazioni elitarie.
Poche storie: chiunque pubblichi delle canzoni sogna che queste vengano apprezzate e riconosciute dal
pubblico. Ha mai notato quanto simili siano le parole “contocorrente” e “controcorrente” ? Poi mettiamoci
un po’ di “k” che fanno molto....kantautore!!”.

Sempre in questa canzone tira fuori un nume tutelare del mercato musicale attuale...
“Mauro Repetto ?!”
Ma no, “Maria De Filippi!!”
“Glielo dico subito: sono troppo vecchio per fare un talent show... e poi non so ballare; non avrei molte
speranze! Sono più legato ad un rock sporco, ruvido, da locale, ore piccole; ad un certo atteggiamento
“maledetto”. Ammettiamolo, anche la cosa delle tutine è mortificante per quei ragazzi”.

Mi pare di capire che ci tiene particolarmente alla dimensione live?
“Praticamente tutta la preproduzione del cd è stata fatta in trio con Loris Peltrera al basso, Francesco Del
Zoppo alla batteria ed io, chitarra e voce, che arrivavo portando i provini arrangiati da me. Si provavano i
brani in questa formazione come se dovessimo portarli in concerto: per questo abbiamo curato molto
questo aspetto. Le canzoni non sono artifici da studio di registrazione che stanno in piedi per qualche
alchimia del mix, ma hanno solide basi musicali. Il bello di questo disco è che può essere suonato in trio
senza perdere di sostanza”.

Sta dicendo che, nonostante abbia firmato tutte le canzoni, alla fine Capolavoro assoluto è un disco
corale?
“Esattamente è il disco di un cantautore, ma suonato come se fosse una band perchè amo particolarmente
lavorare sulle musiche e mi piace jammare lasciando anche ampi spazi interpretativi ai musicisti, purché poi
risultino funzionali alla canzone. Devo dire che in questo è stata una produzione particolarmente fortunata,
perché tutti quelli che hanno partecipato sono entrati intelligentemente e con creatività nelle canzoni”.

L’ironia che pervade la maggior parte dei testi delle tue canzoni è in un certo senso una nuova forma di
“lotta non violenta”?
“Esattamente, l’ironia può essere un’arma molto potente per poter dire certe cose veicolando dei messaggi
particolarmente scomodi che, espressi seriosamente, non otterrebbero lo stesso risultato. Il cantautorato
più puro, cito a caso Francesco De Gregori, Francesco Guccini, Fabrizio De André , che personalmente amo
moltissimo, ormai non è più così aderente alle modalità comunicative attuali. La gente oggi difficilmente si
mette ad investire del tempo sulla scoperta di un album, per cui devi tirarla dentro, anche a forza, se non si
è un artista famoso con una lunga carriera pubblica alle spalle”.

Nel disco c’è anche “Canzone per Sara”, chi è la persona nella dedica?
“Sara era una ragazza che ha seguito per anni le mie scorribande musicali e che purtroppo è venuta a
mancare per un tumore a soli 17 anni. Una grandissima ingiustizia. Quando oramai era alla fine e sapeva
che non ce l’avrebbe fatta ha scritto una lettera incredibile a tutti gli amici, ed io, colpito da quelle parole,
in una notte ho composto la canzone. Volevo farle un ritratto utilizzando le parole e la musica al posto dei
colori. Poi il significato del brano può essere facilmente esteso nei confronti di tutte quelle persone che
stanno per intraprendere un nuovo percorso lavorativo, sentimentale o di vita”.

In “Mi fa male” fa capolino una sorta di nostalgia, a cosa è dovuta?
“Più che di nostalgia parlerei di una delusione per la sconfitta generazionale dei nostri genitori, e di tutti
coloro che hanno fatto il '68, credendo nella possibilità di un mondo migliore ,mentre oggi si ritrovano a
lasciarci una società ancora più decadente, con meno diritti e nessun futuro per i giovani.”

Nel suo curriculum ci sono due cover band dedicate a Vasco Rossi e Lucio Battisti, cosa prenderebbe da
questi due artisti?
“Da Lucio Battisti gli spunti melodici e armonici, per quanto riguarda Vasco, oltre il contocorrente,
prenderei la provocazione delle sue prima canzoni, molto diretta ed efficace”.
Tra i cantautori della “nuova generazione” il “minimal” è di moda anche nella produzione. Il suo album
invece ha arrangiamenti e elaborati e una produzione complessa, come mai?
“A volte il “minimal” è una scelta di comodo perché comunque, con due riprese fatte bene, si porta a casa
la canzone. Con “Capolavoro assoluto” ho voluto creare un prodotto che fosse ricco di spunti, anche
strumentali; su “Wonderland” ad esempio c’è una big band di fiati diretta da Stefano Gajon che non ha
niente da invidiare alle grosse produzioni delle major. Grandi chitarre elettriche di Paolo Zambon e Rudy
Michelutti, chitarrista di Red Canzian nel tour solista”

Nel disco si nota poi l'assenza di guest star!
“Esatto. Questo è un disco “special guest free”, perché non se ne può più di queste collaborazioni
improbabili ed inutili che cercano di accorpare i fan per vendere qualche copia in più. Un po' come nel
famoso bar dell'Habana Vieja dove c’è scritto “Qui Ernest Hemingway non ha mai bevuto”.

Parlando di musica, in questo album prevale il suo amore per il rock o sbaglio?
“Fa parte della mia formazione, anche se in realtà è un problema che non mi sono posto quando ho
composto le canzoni. Forse in tempi duri è naturale che anche la musica segua questa direzione”.

Per la copertina e il titolo dell’album ha fatto ancora leva sull'ironia e l'auto ironia?
“Il titolo nasce proprio per beffare i vari recensori del cd che, volenti o nolenti, saranno obbligati a definirlo
un “Capolavoro assoluto”. Un gioco, insomma. Una volta pensato al titolo ho voluto renderlo meno
drammatico, qualora ce ne fosse stato bisogno, dimostrando anche una certa capacità autoironica.
Sarebbe troppo comodo fare le pulci a tutti atteggiandosi ad eroi senza macchia, e così abbiamo preparato
fotomontaggi, volutamente raffazzonati, ritagliando la mia faccia con espressione beffarda per sostituirla al
volto di condottieri e re di quadri classici. Il tutto confezionato da una bella corniciona sfarzosa e la classica
massa di curiosi in contemplazione. Così abbiamo giocato molto sul concetto di “crosta” ironizzando senza
pietà anche sul nostro duro, durissimo, lavoro”.

Mi sta dicendo che è anche un artista umile?
“Son simpatico, più che altro...”.





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