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Wasted Years

Iron Maiden The Wasted Years: la storia secondo noi 

Un pomeriggio d’autunno 1986, fine settembre o forse i primi di ottobre proprio quando la scuola è appena cominciata, l’estate è ormai alle spalle e le ombre tornano ad allungarsi sull’asfalto. Penso bene di prendermi una pausa tra una espressione di algebra e qualche proiezione ortogonale e vado così a fare due chiacchiere con mio cugino, di tre anni maggiore. Percorro i pochi metri che separano le nostre case godendomi quella luce tenue e con la mente vuota guardo quelle ombre che mi accompagnano. Non potevo immaginare che la mia mano, di lì a poco, avrebbe bussato alla porta del destino (esagerato?? Forse no!). “Ascolta questa canzone e dimmi che ne pensi!”, mi fa invitandomi a sedermi nella macchina con lui. Dall'autoradio con mangianastri (…parliamo del ’86) si sprigiona una “musica celestiale”, era “Purgatory” ed il mio commento fu “Wow!...mai ascoltato niente di simile!”. Perché Purgatory è melodica e sotto ha una ritmica incalzante, insomma non devo essere io a spiegarvi il “perché”. Sta di fatto che, per uno che come me fino ad allora si era abbarbicato sugli esercizi tecnici per organo a doppio manuale e che alla radio aveva ascoltato canzoni come “Neverending story” fu un autentico choc!

Trascorsi i mesi successivi ad ascoltare i nastri che nel frattempo mio cugino mi aveva copiato. Aveva, in realtà, realizzato delle compilation con brani tipo Alexander piuttosto che Invaders. Il mio pezzo preferito era però Running Free (era presente sullo stesso nastro in ben tre versioni differenti), tanto che imparai sia la parte di basso che quella di chitarra e mi divertivo a riprodurla alla tastiera (ero gasato!). Ricordo che l’estate dell’87 Domenico tirò fuori una videocassetta, VHS, si trattava del World Slavery Tour. Il videoregistratore era, per l’epoca, un elettrodomestico di lusso per cui poche case ne disponevano, chiesi così a mio zio (con l’hobby delle videoriprese) la cortesia di ospitarci per guardare quel video. Una volta seduti in poltrona, il Churchill’s speech mi ha già folgorato ed il concerto che segue a me sembra di vederlo dal vivo. Passa l’estate ed arriva un nuovo inverno. Gli Europe impazzano in tutto il continente mentre dei Maiden in tv non c’è traccia. E’ ormai Natale e l’insegnante di Educazione Musicale pensa bene di organizzare una piccola competizione tra gli alunni: ognuno porta un nastro con una canzone a scelta e a vincere sarà quello che riporterà il gradimento più alto. L’ultimo classificato, inutile dirlo, è il sottoscritto…”Children of the damned” non mi portò fortuna. Trascorrevo, intanto, il tempo libero con Domenico. Lui frequentava già le scuole superiori a Chieti, una città a 30 km da Filetto. Mi raccontava della vita in città, delle ragazze truccate in stile Dark ed io mi esaltavo quando mi faceva leggere le riviste specializzate come Ciao 2001 e HM. Restavo a bocca aperta quando lui apriva davanti ai miei occhi la corrispondenza che arrivava direttamente dal fan club ufficiale inglese…buste contenenti la fanzine, adesivi e spille. Wow!

La passione cresce 

Intrapresi così gli studi al liceo. A casa, tra un esercizio di tecnica e l’altro (all’epoca suonavo l’organo – T.V.-) non perdevo mai l’occasione di ascoltare qualcosa dei Maiden, spesso chiuso nella macchina di mio padre a torturare uno stereo scadente. Ormai era una mania, anche la sera prima di coricarmi ascoltavo e riascoltavo il solito nastro nel walkman con gli occhi chiusi e immaginando le scene di un ipotetico concerto dei Maiden. Il diario a scuola era pieno di immagini di Eddie. All’età di quindici anni se non hai amici e la tua famiglia è uno schifo e nessuno è lì a bussare alla tua porta, allora è in qualcosa che cerchi di rifugiarti e quel “qualcosa” per me è stata la musica, in particolare: “Iron Maiden”. A scuola sei un emarginato perché ascolti quei testi “satanici” (ah ah!!) e, in un ambiente in cui tutti se la tirano (liceo classico), se non ti unisci alla massa allora sei spacciato.

Un’arma impropria 

Gli studi a scuola si fanno sempre più impegnativi (T.V.) tanto da costringermi ad abbandonare lo studio dell’organo a doppio manuale, per la verità io non mi applicavo più di tanto e di certo il mio insegnante non andava fiero di me. Giravo comunque per casa smanioso, sentivo le mie dita fremere e addirittura a volte fingevo di dimenarmi in una cavalcata terzinata (alla Steve), sai…assumendo quella tipica posizione da “bassista degli Iron Maiden” (chi di noi non lo ha fatto almeno una volta??). La rabbia di un adolescente era quella che mi accompagnava costantemente, taciturno, schivo e introverso avevo solo bisogno di un’arma da puntare contro un bersaglio contro cui scaricare tutto il caricatore di un vero Wrathchild. Era giunto il momento di trasformare quel finto bassista che si dimenava nei vari angoli della casa in un vero bassista con tanto di strumento.

Purtroppo il destino non mi metteva certamente nella migliore condizione. Nel giugno 1990, infatti, la mia pagella è impietosa nel riportare la bocciatura in ben due materie (matematica e chimica) e di conseguenza il morale non è quello giusto per chiedere a mio padre di comprarmi un basso elettrico. Io, nonostante tutto, trovai il coraggio di affrontare la questione e mio padre mi fece contento. Il mio primo basso non fu acquistato, ma fu a me gentilmente concesso in prestito da un lontano parente che negli anni ’60 suonava in una band in Germania, si trattava di un EKO sunburst. Uno splendido amplificatore testata valvolare (di cui ignoro ancora oggi la marca) si unì di lì a poco allo strumento. Quello strumento per me aveva un significato profondo, una vera arma per l’udito e, sebbene l’action fosse a dir poco approssimativa, il suono che le mie orecchie potevano percepire era un qualche cosa di fantastico. Sono dovuti trascorrere da quel giorno ben tredici anni prima che la giusta consapevolezza mi spingesse a cercare quelli che sono poi diventati i miei compagni di ventura, veri uomini di ferro degni di portare alta la bandiera degli Iron Maiden. Oggi mi avvalgo di uno splendido ed appropriato, è il caso di dire, Fender Precision Bass (ovviamente custom Steve Harris) il quale funge da strumento da guerriglia e, montato su un Tank come il mio Ampeg da 1000 Watt, dal crepitìo semplicemente devastante. Inequivocabilmente Maiden, il mio suono rappresenta quanto di più vicino alla idea di “aggressività assoluta” io abbia potuto creare, trasformando così un semplice strumento musicale in congegno di artiglieria leggera studiato come arma impropria dotata di una potenza di suono esplosiva e votata all’assalto alla baionetta, ogni singola nota un proiettile e ogni terzina una scarica di adrenalina, il tutto nelle mie mani, io umile discepolo di Steve Harris.

I Sun and Steel 

E' ormai tramontata l’avventura con i Tantrica (HR band), e la voglia di tornare a fare sul serio cominciava a farsi sentire. Difficile trovare compagni di viaggio nell’entroterra frentano, soprattutto se il tuo obiettivo è quello di mettere su una line up classic metal. Nella mente di Tonino Vosolo, infatti, ma soprattutto nelle sue dita pulsava ancora la voglia che si portava dentro dai tempi del liceo, ovvero formare una IM tribute band. Frequenti così locali e contatti amici musicisti…invano, finchè una sera d’inverno Vladimiro Angelucci (ex chitarrista mancino dei Tantrica ed attualmente nei Trippin’ Flowers)) gli presenta un suo amico chitarrista autentico fan dei Maiden: Massimo Candido. Tra una birra e l’altra appare presto evidente che entrambi tendono verso lo stesso obiettivo. È questo il vero inizio dei Sun and Steel (nome originario). Nell’inverno 2003 il progetto comincia a delinearsi. I ragazzi reclutano allora Carlo Cicognani, chitarrista di provata esperienza, fido compagno di armonizzazioni nei Fire Makers (band di Bologna)  nonché amico di Massimo. A Carlo si uniscono Giovanni (alla batteria) e Luca alla voce, entrambi conoscenze di Max. La band è presto al completo. Iniziano alla fine del 2003 le prove a casa di Tonino. I ragazzi sono determinati e mettono su in breve tempo un repertorio fatto di hits. Ben presto, però, Luca si rivela incostante ed ha frequenti cali di voce. Inevitabile la dipartita del cantante ed il conseguente interrogativo: dove lo troviamo un altro capace di cantare i Maiden? Dura il giro un paio di prove la presenza di Antonio Di Corcia, il quale abbandona ben presto perché afflitto da seri problemi alle corde vocali. L’unico sembrava proprio lui. La macchina di metallo, seppur cigolante, prosegue sulla sua strada alla ricerca di un nuovo singer. Nessuno è all’altezza oppure chi lo è si ritrova già imbrigliato in altri progetti. Massimo prova così ad ingaggiare quello che a suo dire è il migliore nella scena rock felsinea, ovvero Eugent Bushpepa. Vecchia conoscenza sia di Max che di Carlo, suonavano all’epoca nella stessa band a Bologna, l’albanese si presenta in forma smagliante, con una voce del genere ora i SS potevano davvero fregiarsi dell’etichetta di “supergruppo”. Ma Eugent, dopo una sola prova, è costretto a rimpatriare, con grande tristezza ed autentico sconforto da parte di tutti. Oggi l’albanese volante continua a cantare e pare che abbia fatto successo dalle sue parti. Il suo “innocent exile” ha rappresentato un duro colpo per gli Steelers. Alla dipartita del cantante segue quella del bassista. Tonino è costretto ad emigrare all’estero per ragioni di lavoro e la band si scioglie. Passa così un anno. L’anno 2006 trascorre senza fatti di rilievo ed i superstiti della band intraprendono nel frattempo strade separate. Al ritorno dall’avventura per mare Tonino, ancora “posseduto” dalla Vergine di ferro, richiama alle armi i compagni, al tempo in congedo temporaneo, ma a rispondere sono i soli Massimo e Giovanni. A sostituire Eugent stavolta sarà il giovane e grintoso Simone Chiola (conoscenza di Tonino), già leader degli Eisen Maid. Alla batteria intanto Lorenzo Ottaviano (già nei Dance Fever, Plagmore) sostituisce Giovanni, mentre all’altra chitarra subentra Domenico Di Rado (già Dance Fever). Riprendono le prove e il repertorio è presto completato ma, proprio quando l’armata sembrava pronta per l’assalto, il frontman abbandona, forse a causa di incomprensioni con Max, per tornare definitivamente negli EM. A questo punto nuovo sconforto cala sui superstiti e Lorenzo cede e lascia, mentre Domenico è costretto a spostarsi a Roma per motivi di studio. Anche Max decide di lasciare per far fronte ai crescenti impegni professionali, appende così definitivamente la chitarra al chiodo. Il bassista è rimasto solo e ha come prospettiva quella di rifondare il tutto da zero. Niente paura, spalle larghe e testa alta! E così: altro giro, altra corsa…ragazzi! Amici in comune lo mettono così in contatto con un Maideniano che si rivela ben presto di razza pura e dalla determinazione di ferro: parlo dell’ormai fido compagno di ventura Francesco Torriero.


Iron Brigade

10 Novembre 2008. SoundHouse Studios, Filetto (CH).Tonino Vosolo, Francesco Torriero e Massimo Graziani si incontrano per la prima prova ufficiale.L'atmosfera non è delle migliori, il cantante Simone, già in attività con un altro gruppo deve decidere se intraprendere questa avventura in un ennesimo gruppo cover identico al suo, Massimo impegnato con i Memento, gruppo Rock alternativo, Tonino alla ricerca di una nuova identità per il suo progetto musicale da sempre sognato e mai realizzato in pieno, Francesco alla ricerca di un pugno di amici con cui condividere la passione per gli Iron Maiden e con i quali suonare i pezzi di quest'ultimi.

Ma facciamo qualche passo indietro.

18Ottobre 2008. RockHouse. Tonino Vosolo e Francesco Torriero si incontrano per la prima volta dopo diversi contatti telefonici, in occasione di una serata al RockHouse durante la quale si esibiscono gli Eisen Maid, gruppo cover degli Iron Maiden, il cui cantante, Simone, è amico di Tonino.Dopo la serata Tonino, Simone e Francesco prendono accordi per incontrarsi presso i SoundHouse Studios al fine di formare un nuovo gruppo con il quale proporre i pezzi degli Iron Maiden, progetto, questo, agognato da lunghissimo tempo da Tonino, bassista e fan incallito di Steve Harris.La passione per ilo storico gruppo londinese che lega i tre non è però sufficiente a mandare a buon fine le ottime prospettive.Francesco chiama ai SoundHouse Studios il batterista Massimo Graziani, già con lui nel gruppo dei Memento e appassionato anche lui del genere e in particolare grande estimatore del batterista Nicko McBrain.Il 10 Novembre 2008 è la prima prova ufficiale e l'unica per Simone, il cantante, il quale non trovando dei riscontri fortemente positivi decide di abbandonare il progetto prima che questo effettivemente prenda corpo.

La delusione è palpabile e le intenzioni dei tre superstiti non sono chiare.Tonino deluso per l'abbandono di Simone, sicuramente l'unico cantante disponibile in grado di affrontare le parti vocali proprie di Bruce Dickinson, non sa se proseguire o abbndonare visti i troppi ostacoli e le precedenti delusioni.Massimo gia in carreggiata con un altro suo progetto musicale e non troppo convinto dell'atmosfera che si è venuta a creare in un contesto nel quale non si è avuto neanche il tempo di gettare almeno le basi per creare qualcosa di concreto.L'unico a spingere i due è sicuramente Francesco, il quale nonostante sia perfettamente cosciente delle problematiche legate alla ricerca di una voce in grado di avvicinarsi a quella di Dickinson non si perde d'animo e cerca di convincere Tonino e Massimo a buttarsi in questa avventura.

La passione che li lega agli Iron Maiden porta i tre ad inanellare diverse sessioni di prove durante le quali nonostante la mancanza di un vocalist e di una seconda chitarra riescono a mettere su diversi brani della Vergine di Ferro e a prendere coscienza delle proprie capacità, ma soprattuto riescono a convincersi della fattibilità del progetto. Il completamento della band avviene con l'ingresso di un secondo chitarrista: Danilo Roccamante, un cognome,una garanzia!Danilo è una vecchia conoscenza di Tonino, avendo suonato con lui alcuni anni prima, ma il suo ingresso nel gruppo avviene grazie a Massimo che riesce a contattarlo grazie ad un collega di lavoro.In breve quindi tutto comincia a prendere forma e i contorni di questo progetto musicale assumono maggior  definizione come la direzione musicale di tutti i componenti ormai più che decisi a portare avanti le loro idee musicali e a trasferire in sala prove , ma soprattutto in un contesto live la passione per gli Iron Maiden.
Attualmente alla voce la punta di diamante della band: Francesco Vizzarri.

Dopo alcune date  tra Febbraio e Aprile 2010 gli Iron Brigade sostituiscono il batterista Massimo Graziani, coscenti  dei suoi limiti tecnici, con Piero Di Florio, batterista dei Majesty, cover band Dream Theater e dei TheTroopers, decennale tribute band Iron Maiden, in grado di risollevare in maniera decisiva la sezione ritmica.
In più c'è da sottolineare l'ingresso in formazione di una terza chitarra, affidata ad Alex Orsini, anch'egli membro dei TheTroopers, che porta il gruppo ad un livello decisamente superiore.

Dicembre 2010.Presso lo studio Ultrasonic di Pescara un nuovo membro è pronto ad entrare nell'organico degli Iron Brigade.Dopo la defezione di Francesco Vizzarri per motivi logistici, la ricerca di una nuova voce porta il gruppo all'incontro con Gray Morris che, con quattro pezzi preparati in pochissimo tempo (The Trooper, Wasting Love, Aces High, 2 Minutes To Midnight), convince e riesce a conquistare l'ambito posto di frontman.Una voce graffiante,molto rock, ma in grado di raggiungere le alte tonalità dei pezzi maideniani.L'assetto del gruppo sembra ormai definitivo.
Dopo qualche serata live e tanti buoni propositi anche l'ultimo siger, Gray morris, abbandona gli Iron Brigade per motivi personali.
In breve tempo un nuovo cantante è pronto ad avvicendarsi dietro il microfono.
Luca Presutti, grande fan degli Iron Maiden, è pronto a dare il suo contributo alla storia della band.





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